“King of Tokyo” di Richard Garfield (Hobby World, Homoludicus, IELLO, Uplay.it Edizioni, 2011):  cosa succede quando uno degli autori che più ha influenzato il mondo del gioco da tavolo (Magic: The Gathering, RoboRally, Android: Netrunner) si misura con i giochi di dadi, e in particolare l’abusata meccanica dello Yahtzee? Nasce King of Tokyo, al momento saldamente ancorato nella Top 100 di BoardGameGeek.

Quali sono i meriti che contraddistinguono il titolo dagli altri giochi che reinterpretano questa meccanica (fra cui vale sicuramente la pena ricordare Roll Through the Ages)? Non sono le abilità speciali, che pur aggiungono pepe e vivace rigiocabilità, e neppure il tema dei mostri, che comunque aiuta sempre con grandi e piccini. Si tratta dell’interazione fra i giocatori: King of Tokyo trasforma quello che a tutti gli effetti è un solitario in contemporanea in un gioco interattivo, e lo fa in maniera arguta, evitando così le tipiche trappole del genere, come ad esempio il fenomeno del “Bash the leader” (ovvero l’innata propensione di tutti i giocatori ad attaccare il giocatore che si trova al momento in vantaggio). Grazie a questo piccolo, banale ma inaspettato tocco di genio Garfield è isucito a realizzare un gioco equinibrato, coivolgente e divertente, che mericta ampiamente la fama che lo accompagna.

Potete trovare una breve recensione di King of Tokyo sul numero 13 di ILSA.